Cento film tra i banchi di scuola
Resoconto sul convegno 100+1 Cento film e un paese, l'Italia
Roma, Casa del Cinema, 28 febbraio 2008.

“Il cinema è un alto artificio che mira a costruire realtà alternative alla vita vera, che gli provvede solo il materiale grezzo”.
Umberto Eco

Le sette meraviglie del mondo. Le dieci attrici più belle del pianeta. I dodici cavalieri della Tavola Rotonda. I trenta libri da portare sull'isola deserta. Le cento canzoni più significative del XX secolo. E via ancora incasellando, aggiungendo ed escludendo dalle liste questo o quello per ragioni oscure o condivise. L'esigenza tutta umana di catalogare, elaborare graduatorie e indici di gradimento, stilare elenchi di preferenza e di eccellenza in qualsiasi ambito dell'esistenza, secondo un ordine dipendente dalla ricorrenza numerologica, investe sia l'uomo della strada che il più attento erudito, l'appassionato di calcio quanto l'accademico.

Tale esigenza risponde al bisogno primario dell'individuo di orientarsi in un dato campo e di esprimere giudizi che si presumono, se non assoluti, quantomeno equilibrati. È quanto ha pure tentato di fare con il cinema italiano una commissione di esperti coordinata dal critico cinematografico de “Il Messaggero”, Fabio Ferzetti, coadiuvato da giornalisti e scrittori, registi e docenti universitari che rispondono ai nomi di Gianni Amelio, Gian Piero Brunetta, Giovanni De Luna, Gianluca Farinelli, Giovanna Grignaffini, Paolo Mereghetti, Morando Morandini, Domenico Starnone e Sergio Toffetti.

Il progetto 100+1 Cento film e un paese, l'Italia, partito da un appello lanciato nell'ambito delle Giornate degli Autori di Venezia nel 2006, realizzato con la collaborazione di Cinecittà Holding, e promosso dall'ANAC (l'associazione degli autori), è stato presentato alla stampa e agli operatori del settore in un interessante convegno tenutosi presso la Casa del Cinema di Roma giovedì 28 febbraio 2008, dalle ore 10.00 alle 18.00. In questa giornata di studi è stato presentato un catalogo delle pellicole più significative del cinema italiano al fine di preservarle e diffonderle nella cultura del nostro paese, ad iniziare proprio dalle scuole.

Si tratta di un listino che riguarda un arco temporale ristretto - dal 1942 al 1978 - ritenuto, tuttavia, decisivo per la nostra storia e per la fortuna della nostra cinematografia, poiché proprio dal periodo più doloroso della seconda guerra mondiale fino a giungere al culmine dei cosiddetti “anni di piombo” i maestri del nostro cinema hanno eseguito capolavori straordinari che hanno contribuito allo sviluppo dell'arte e della cultura italiana, e alla conoscenza del nostro paese sia all'estero che nella stessa Italia. Lo scopo precipuo di questa iniziativa è, dunque, quello di recuperare le opere di Rossellini e De Sica, Visconti e Fellini, Monicelli e Pasolini, nonché di tanti altri autori ugualmente importanti, e renderli conoscibili ai docenti e ai discenti in tutti gli istituti scolastici del curricolo secondario come un patrimonio inalienabile della nostra identità storica e culturale, accanto alle opere artistiche e letterarie, filosofiche e giuridiche, scientifiche e musicali…

Dopo la lettura del messaggio di saluto del regista Marco Bellocchio, i ringraziamenti e le rituali manifestazioni di benvenuto, estese alla giornalista Irene Bignardi (in rappresentanza di Filmitalia), ai registi Carlo Lizzani, Gianni Amelio e Vittorio Sciarra, alle attrici Zeudi Araya (produttrice per la Cristaldi Film) e Stefania Sandrelli, presenti al convegno, il coordinatore del programma, Fabio Ferzetti, ha spiegato il significato dell'iniziativa e i criteri di scelta dei cento film ricordando che si tratta di un primo elenco, di un lavoro aperto, “in progress”, nato dall'esigenza di considerare l'opera filmica come un bene culturale, e influenzato dal senso comune dei selezionatori, nonché teso a riaprire un dialogo con la scuola e le generazioni future.

L'intervento di Gianpiero Brunetta, autore di svariati saggi, tra i quali ricordiamo Buio in sala e Cent'anni di cinema italiano, ha le modalità della lezione universitaria, mentre scorre sullo schermo una serie di spezzoni di film sulla donna italiana. Il critico ricorda che la lista in oggetto è una sorta di diario della vita quotidiana, una fonte storica essenziale. Difatti, il racconto cinematografico è spesso più significativo ed emblematico di un saggio di storia. Come il romanzo I promessi sposi può dirsi superiore a qualsiasi altro documento che tenti d'illustrare il Seicento italiano, così la sora Pina (Anna Magnani) falciata dalla mitraglia in Roma città aperta di Roberto Rossellini descrive il travaglio della guerra a Roma e in Italia meglio di ogni altra rappresentazione.

Brunetta rimane su quest'opera esemplare della settima arte citando in primis il grande storico del cinema Georges Sadoul, che a Cannes, folgorato da quella visione, ne parlò come della “scoperta di un mondo nuovo”. E poi leggendo una paginetta del romanzo autobiografico di Alberto Asor Rosa che porta proprio il titolo di L'alba di un mondo nuovo (2002), un libro impregnato di storia (quella che l'autore visse tra il 1933 e il 1945) e di cinema, in cui sono descritte le emozioni del pubblico alla proiezione di quella struggente pellicola - l'urlo unisono alla morte di Pina, e gli occhi umidi fino alla fine - all'indomani della guerra, in un clima di fervida immedesimazione. Il codice dei film americani basato sui sogni ne esce del tutto rovesciato. Qui la storia comune, la realtà quotidiana, è messa in scena a poche settimane dallo svolgimento di quei tragici eventi…

Tirato in ballo come “il tarantiniano della lista” Paolo Mereghetti, autore del consultatissimo Dizionario dei Film, descrive il proprio contributo alla compilazione della raccolta ammettendo il monopolio del neorealismo e un poco di sudditanza nei confronti dei grandi autori, affermando nel contempo il favore per il melodramma inteso come genere popolare, e rivendicando inoltre, la scelta di film anomali che trasgrediscano le regole, come La città dolente (1949) di Mario Bonnard, recentemente recuperato dagli archivi dell'Istituto Luce, dramma storico sull'esodo di Pola e la questione istriana, Febbre di vivere (1953) di Claudio Gora, sulla nascita della borghesia negli anni Cinquanta e sull'aborto, Una donna libera (1954) di Vittorio Cottafavi, sulla condizione femminile, il comico La famiglia Passaguai (1951) di e con Aldo Fabrizi, e Domenica d'agosto (1950) di Luciano Emmer, con Mastroianni curiosamente doppiato da Alberto Sordi, entrambi sulla gita domenicale al Lido di Ostia.

Giovanni De Luna, docente di Storia Contemporanea all'Università di Torino, sostenendo l'obsolescenza e la sostanziale inefficacia della lezione tradizionale negli istituti d'istruzione secondaria auspica la trasmissione della conoscenza storica attraverso la narrazione cinematografica. Secondo lo studioso, una delle cause dell'ignoranza e della crisi dell'interesse verso le discipline storiche nella scuola e nella società è ascrivibile al senso comune che ha svilito il valore e la percezione del senso di appartenenza a una patria comune: l'Italia. Per questo il cinema
- inteso anche nella dimensione audiovisiva - in quanto costruttore del progetto storico ed elaboratore di una narrazione di carattere nazionale, riveste un ruolo strategico nella diffusione del sapere. L'esempio costituito da La Notte di San Lorenzo (1982), capolavoro dei fratelli Taviani escluso da questo elenco per pure ragioni anagrafiche, può risultare emblematico. « La scena del combattimento nel campo di grano dice sulla “guerra civile italiana” - parole di Brunetta - più e meglio di tanti discorsi ». In questo caso assistiamo al felice connubio tra fonti ed estetica, interesse storiografico e identità nazionale.

Se Nino Russo, rappresentante dell'associazione degli autori parla della lista dei cento film come di una specie di “gioco” privo di pretese oggettive, la produttrice Grazia Volpi, pur confermando l'ottima opportunità costituita dall'elenco, lamenta l'assenza del cinema delle donne: la Wertmuller de I basilischi o Liliana Cavani avrebbero meritato maggiore attenzione. Di umore affatto gioviale
Stefania Sandrelli, intervenuta al dibattito. Orgogliosa d'essere stata definita dalla critica come “il termometro del cinema italiano”, l'attrice viareggina sottolinea con piacere la sua presenza nel catalogo con ben cinque opere: Divorzio all'italiana, Io la conoscevo bene, Il conformista, Novecento e C'eravamo tanto amati.

Morando Morandini (1924), compilatore del Dizionario dei film edito da Zanichelli, e il più anziano della commissione, interviene rampognando l'informazione e la critica attuale, mentre Carlo Lizzani (1922), un altro grande vecchio del cinema italiano, l'aveva preceduto manifestando il proprio disprezzo nei confronti dei detentori dei diritti di sfruttamento che rendono impossibile la fruizione dei film di conclamato valore storico e documentario. Difficile così realizzare antologie didatticamente preziose. A tale proposito l'autore de La vita agra segnala il successo della sua miscellanea sul neorealismo prodotta dall'Istituto Luce che ha avuto grande successo negli USA.

Il regista romano, a dispetto degli 86 anni portati assai disinvoltamente, sciorina con lucidità una serie di preziose notazioni sul tema del neorealismo inteso come una grande rivoluzione del linguaggio e dei contenuti, formale e culturale, di cui Ossessione (1943) di Visconti rappresenta l'apripista, ricordando poi come il cinema italiano abbia esplorato con encomiabile lucidità e disinvolta consapevolezza le altre culture: come quella tedesca per Germania anno zero, e quella francese per La presa del potere da parte di Luigi XIV, pellicole entrambe dirette da Rossellini, e aggiungiamo noi, La battaglia di Algeri di Gillo Pontercorvo, per rimanere alla lista.

Il racconto di un aneddoto su Sergio Leone finisce per conquistare la platea. Tempo fa Lizzani chiese al regista di Per un pugno di dollari, discutibilmente escluso dalla lista citata, come avesse fatto a suscitare tanto interesse in America con i suoi western, con una cultura “altra”. Leone ribattè: “E l'Ariosto allora con il poema cavalleresco?”. Prima dei meritati applausi Lizzani ha il tempo di segnalare due suoi film che avrebbero meritato l'inclusione nel catalogo: Achtung banditi! (1951) e Il processo di Verona (1963). Il primo narra un episodio della Resistenza genovese in cui sono coinvolti gli operai di una fabbrica, il secondo verte sugli eventi che condussero alla fucilazione di Galeazzo Ciano, genero di Mussolini, sulle trame di palazzo e sui meccanismi del potere…

Per Peter Von Bagh, dell'Università di Helsinki, bisogna divulgare e proteggere la funzione della lista per fronteggiare la perdita di un patrimonio storico e culturale incommensurabile. Si pensi che nella stessa Finlandia trent'anni fa si conoscevano benissimo le opere di Fellini, Rossellini, Visconti e Pasolini. Oggi, purtroppo, non è più così. Preso atto della scarsa conoscenza dei giovani, i quali da almeno un paio di generazioni non hanno mai visto al cinema almeno uno dei film dell'elenco, lo studioso finlandese sottolinea l'importanza di conservare, anche in presenza dell'attuale eccesso di immagini e informazioni, la fruizione dell'opera nella sala. Secondo Von Bagh in Italia come da nessun'altra parte al mondo è forte la convergenza tra i film e la storia del paese attuata dal cinema neorealista. La commedia all'italiana, invece ha incarnato il periodo del consumismo, mentre De Sica e Amelio hanno rappresentato l'emarginazione…

L'intervento di Sergio Toffetti, conservatore della Cineteca Nazionale di Roma, dichiarando la immediata disponibilità materiale di tutte le pellicole registrate nella lista, ad eccezione dei documentari di De Seta e de L'oro di Napoli (1954) di Vittorio De Sica, conferma come il nostro cinema continui ancor oggi a suscitare vasta eco ed interesse in ogni parte del mondo. Cinecittà Holding e la Cineteca Nazionale si occupano del prestito delle pellicole (richiesti specialmente i classici e i fenomeni di moda) all'estero e in Italia (circa 2000 proiezioni l'anno) per la diffusione della cultura nazionale.

Dopo la pausa pranzo il convegno ha lasciato ampio spazio all'intervento di Alain Bergala, docente all'Università Paris III, già caporedattore dei “Cahiers du cinéma” e autore de L'ipotesi. Piccolo trattato sull'educazione al cinema nella scuola e non solo che uscirà prossimamente in italiano a cura della Cineteca di Bologna. Il testo è diventato un punto di riferimento per coloro che si occupano della questione dell'educazione al cinema delle giovani generazioni. Lo studioso racconta come l'ingresso del cinema nella scuola in Francia sia una realtà consolidata fin dal 2001, grazie alla sensibilità dell'allora ministro della cultura Jacques Lang.

L'esperienza di Bergala parla di insegnanti preparati e motivati, di videoteche scolastiche ben fornite, di collezioni di cinema europeo ed internazionale, del problema dei diritti risolto per mezzo di grandi investimenti, della produzione di 25 dvd sui cento previsti dal programma, costati allo stato francese 60 mila euro ciascuno (alle scuole 30 euro cad.). Il dvd - sostiene il docente - è un momento molto importante del processo di apprendimento e permette salti avanti e indietro, selezionando od escludendo scene e sequenze, interrompendo la visione e riprendendo la lezione frontale: è un ottimo strumento di lavoro per i professori, sia sul piano pedagogico che didattico.

La visione perlustrativa del dvd Il punto di vista, miscellanea di diversi film francesi, italiani, spagnoli, tedeschi, iraniani, americani, ben collegati tra loro, è arricchita da contenuti speciali di prim'ordine (foto, quadri, sculture, documentari, itinerari, proposte di lavoro e altro…), pensati appositamente per intraprendere percorsi didattici di grandissimo interesse già nella scuola primaria dove i bambini - che in Francia vanno al cinema sin dal 1994 - si cimentano direttamente con i classici del cinema muto e in b/n (Tempi moderni, Vangelo secondo Matteo…), con Kiarostami e con film africani proposti anche in lingua originale e sottotitolati.

Ammirati dall'efficacia della metodologia del modello francese, e nel contempo un poco sconfortati dalla situazione italiana, condizionata dalla cronica penuria di fondi e dalla tanto decantata autonomia scolastica, e dove la materia “cinema” sembra non trovare alcuno spazio in qualsiasi indirizzo di studi, ci consoliamo con le parole del direttore della Cineteca di Bologna, Gianluca Farinelli, il quale elabora una sorta di inventario delle iniziative più valide messe in opera in Italia, dalla rassegna Alice nella città della Festa di Roma al Progetto AGIS SCUOLA (“David giovani” e “Leoncino”), dal Giffoni Filmfestival al Progetto Lanterna Magica, da Gli anni in tasca, a cura della Cineteca di Bologna a Cinema avvenire, dai Castelli animati alle varie iniziative organizzate per studenti e insegnanti dall'AIACE di Torino…

Con Carlo Freccero, presidente di RAI SAT, Osvaldo De Santis, presidente di Fox Italia, e Caterina D'Amico, responsabile di RAI Cinema, il discorso si sposta sul ruolo delle televisioni nel recupero del patrimonio cinematografico. Nonostante l'impresa titanica di rintracciare i diritti, il primo rivendica l'attenzione verso i classici del nostro cinema recentemente dimostrata con il passaggio sulla tv satellitare dei film di Francesco Rosi, e con l'acquisizione del grande catalogo Titanus; De Santis ritiene che il cinema a scuola vada contestualizzato senza che questo diventi un'operazione noiosa e pedante per gli allievi, mentre la D'Amico sostiene che la lista rappresenti un'ottima fotografia dell'Italia del XX secolo, e sebbene il cinema occorra a raccontare la società, in tv non viene più programmato perché non ottiene più audience.

Dopo aver raccolto le testimonianze più significative di questa lunga giornata che ha proposto altri materiali audiovisivi, interventi telefonici da sedi esterne e interviste registrate, in un continuo andirivieni di operatori e studiosi del settore cinematografico, dei media e dei beni culturali, è giunto il momento delle riflessioni. Innanzitutto, sull'elenco dei cento film (più uno rappresentato dalla raccolta degli straordinari documentari di Vittorio De Seta) che tra Neorealismo e Commedia all'italiana ci consegnano un album dei ricordi in cui c'è tutta la nostra Italia, amata e odiata, quella del disagio e quella del benessere, dalla guerra al boom economico.

Come sempre accade in questi casi, la lista opera delle esclusioni arbitrarie e, talvolta, eccellenti. Rimangono difatti estromessi i peplum e i “poliziotteschi”, i già detti film al femminile e i western di Sergio Leone, Nanni Loy, i film muti, i documentari, l'animazione, La ciociara di De Sica, che comunque è presente con diversi film, Ecce Bombo di Nanni Moretti, uscito proprio nel 1978, e che potrà essere risarcito con la prossima graduatoria, e tanti altri ancora. Ma dati i criteri storici, culturali e didattici adottati, e i rigidi limiti temporali stabiliti dal comitato dei dieci esperti, la scelta attuata può essere in massima parte condivisa.

Tuttavia, se la questione dei diritti d'autore paralizza l'ingresso del cinema nella scuola, è pur vero che si ha la sensazione che tale catalogo rivolto agli alunni finisca per porsi come l'ennesima iniziativa intellettualistica ed elitaria lontana anni luce proprio da coloro che vengono indicati come i destinatari naturali del progetto. Perché innanzitutto non si tiene conto di una realtà scolastica in cui solo pochissimi istituti possiedono spazi per effettuare proiezioni di pellicole, e soprattutto, del fatto che portare un'intera scolaresca agli spettacoli mattutini è un'impresa realizzabile al massimo tre o quattro volte all'anno, come già peraltro avviene con le pellicole d'interesse didattico di recente produzione o in programmazione nelle sale.

Certo, esistono i supporti audiovisivi, in primis il dvd, comunemente utilizzato dai docenti, ai quali, però, non si può richiedere dall'oggi al domani un'eccelsa competenza storico-critica in ambito cinematografico. È già molto che si aggiornino - a proprie spese - utilizzando i film in classe come sussidio alle proprie discipline. Riteniamo piuttosto che i nostri giovani, sempre pronti ad affollare le sale in cui vengono proiettate le commedie trash, gli horror e i blockbuster del momento, per poter fruire con profitto dei film della lista debbano ricevere un'adeguata preventiva preparazione (presentazione e contestualizzazione), ma anche di una sorta di alfabetizzazione che riguardi il linguaggio del cinema, dal momento che essi hanno perso perfino la semantica, e il senso del racconto in bianco e nero.

Appare allora evidente come le videoteche e le antologie tematiche (più che il digitale terrestre, i canali satellitari e il video on demand) possano rappresentare un valido strumento didattico. Se si eccettuano i film di montaggio, le tante compilazioni che raccolgono gli highlights di Totò, o dei classici della commedia, come Risate all'italiana (1964), talvolta di mediocre valore, esistono ottime (ma poche) miscellanee disponibili sul mercato home video, come Lo schermo a tre punte (1995), preziosa raccolta di cento film sulla storia della Sicilia (mancano per ragioni di diritti le immagini de Il Gattopardo) realizzata da Giuseppe Tornatore, o Un secolo di cinema - Viaggio nel cinema americano (1995) di Martin Scorsese, distribuito in dvd dalla BIM, un'avvincente itinerario della più grande fabbrica dei sogni del pianeta, e Il mio viaggio in Italia (2001), di non facile reperimento, una vera e propria dichiarazione d'amore per l'inestimabile tesoro del cinema italiano, dalle origini agli anni Settanta, ancora curata da Scorsese.

Ecco cosa ha affermato l'autore newyorchese durante la lezione tenuta presso l'Aula Magna di Santa Lucia dell'Università di Bologna il 26 novembre 2005: “È impossibile per me esprimere quanto abbia imparato da Visconti, Fellini, Rossellini, De Sica, Rosi, Antonioni, Pasolini, il prezioso Bertolucci e persino De Seta con quel suo unico film [non sappiamo se Scorsese si riferisse a Banditi a Orgosolo, ma De Seta, oltre ai vari documentari, realizzò altri film di finzione. n.d.r.]. Come ho già detto prima, vedere le reazioni dei miei nonni davanti a Paisà fu per me un'esperienza estremamente formativa, una rivelazione, una rivelazione che si perpetua ancora oggi. Il cinema italiano del dopoguerra ha costituito il nucleo del mio apprendimento, un periodo glorioso nella storia del cinema, una fonte di ispirazione per cineasti di tutto il mondo. Questi film, considerati nel loro insieme, offrono la più grande espressione collettiva di rinascita che io conosca.

CLAUDIO LUGI